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LA STORIA DI MODOU

Dal Senegal in Sicilia per trovare Gesù

 

Giovedì 7 Aprile 2005 - Mercato di Ribera (Sicilia). Quella mattina, arrivato al posto dove allestiamo il nostro banco di letteratura cristiana evangelistica, i vari ambulanti vicini, e diversi senegalesi, mi domandavano il perché non fossi andato ai funerali del Papa a Roma. “Io” dissi, alzando la mano al cielo, “preferisco andare dal Padre del cielo, il divin Creatore, Lui sì che può aiutarmi in tutto. Quello di Roma, una creatura, un piccolo uomo come me, morto per giunta, sono sicuro che non potrebbe fare nulla per me”. Dicendo questo vedevo la compiaciuta approvazione di Modou, un ragazzo senegalese che vende CD nella bancarella accanto, un senegalese che ha ben capito che non tutti i cristiani italiani sono cattolici-romani.

Modou, per ottenere dal console italiano il visto per poter venire in Sicilia, ha dovuto pagare 6.000,00 Euro. Come tutti i senegalesi, sfruttati come veri “schiavi moderni”, ha lasciato il suo paese senza nulla, anzi, indebitato fino al collo! E come se non bastasse, per avere il soggiorno dal prefetto di Agrigento, impresa molto difficile anche a pagamento, dovrebbe sborsare circa 3.000,00 Euro.

Modou, nelle fiere e nei mercati, vende i suoi CD, i quali spesso gli vengono sequestrati. Questi poveri ragazzi non hanno niente e quando gli viene tolto anche quel niente vengono completamente atterrati. L’estate scorsa a causa dei CD che vende si è fatto pure 15 giorni di carcere: un “bravo” avvocato siciliano gli ha spillato tutto quello che aveva. Eppure sempre allegro, sereno e paziente, ringraziando Dio per quel poco che ha, sorridente continua a dirmi: “No, no, no, non fa niente!” In qualche modo cerchiamo sempre di aiutare e difendere questi poveri ragazzi dagli attacchi degli ambulanti e dalle forze dell’ordine che sempre cercano di ributtarli in mare. Per questo motivo ogni senegalese al mercato ci rispetta e ci apprezza. Il giovedì prima dell’ultima pasqua due finanzieri in borghese erano in procinto di sequestrare tutta la roba di Modou, così ad alta voce cominciai a dire: “Oggi santa pasqua per tutti, per i poveri e i ricchi, per i buoni e i cattivi!” - I due finanzieri capendo il mio dire, avvicinatisi mi dissero: “Allora dobbiamo fare grazia?” Annuendo, colsi l’occasione per regalar loro il libro “Perché vale la pena essere cristiani”, di Norbert Lieth. Per invogliarli alla lettura aggiunsi: “Ne vale la pena perché i veri cristiani, anche in mezzo alle battaglie della vita, stanno bene qua e staranno bene anche là”.

Modou prima di venire in Italia ha perso la giovane moglie per una malattia e una bambina di tre anni, Amina (Amen) per cui colsi l’occasione di consolarlo con le promesse del Signore, di avere già una figlia in cielo e che presto la rincontreremo. Ci siamo commossi entrambi leggendo Luca 18:16 e Matteo 18:10, “...gli angeli dei piccoli nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli”. In Senegal però ha una grande famiglia. Lì i suoi genitori, con tutti i suoi fratelli, sorelle e rispettive famiglie, vivono insieme in una grande casa, e non hanno certo tutti i comfort che abbiamo noi! Dietro ogni senegalese giunto fin qui, di solito c’è una famiglia numerosa che ha lasciato a casa, con la speranza di poterla sostenere con quel poco che riesce a guadagnare qui!

Al mercato ogni giovedì alla destra del nostro banco di letteratura cristiana ci sta Modou, mentre alla sinistra Abdallah. Modou era un fervente religioso musulmano; Abdallah invece è più fervente per gli euro. Abdallah vuol dire: “Servo di Dio”,così, Modou ed io con lui, scherzando a volte gli diciamo: “Tu sei solo Abd”, cioè un servo senza Dio. O meglio “Abd-soldi”, cioè servo dei soldi. L’altro giovedì mentre io e Modou parlavamo di cose spirituali, Abdallah un po’ seccato ci diceva: “Pensiamo al guadagno, lasciamo stare questi discorsi!” In quella occasione si parlava di una persona che era morta giovane, così, con Modou alle spalle che annuiva, gli dissi: “Se muori questa notte dove andrà il tuo guadagno?” Abdallah è una persona brillante e intelligente e, anche se non lo dà ad intendere, riflette molto. Presentiamolo al Signore affinché sia illuminato dal santo messaggio della buona novella.

Nei giovedì scorsi ho regalato a questi ragazzi senegalesi il film Jesus e tantissima letteratura in francese della missione Sgm e GBV e un audio-cassetta con un messaggio in Wolof, la loro lingua, della missione Voix Aux Nations. Ho regalato a Modou anche una Bibbia in francese. Quando gliela diedi, con grande convinzione mi disse: “Però io non cambierò mai religione, io sarò sempre musulmano”. Giovedì 7 aprile, in mattinata, mi ribadì questa sua fedeltà all’islamismo, ma con molta meno convinzione. Ciò mi fece intuire che in lui stava avvenendo qualcosa di bello. Il Signore nella Sua misericordia toccava e riscaldava il suo cuore.

Io , con una grande gioia nel cuore da lacrimare, fischiando ho cercato di fare l’indifferente, perché volevo che la situazione si evolvesse da sola per lo Spirito del Signore, senza forzarla, e che Modou si esprimesse liberamente. Il Signore non ha mai conquistato un’anima con la coercizione, poiché vuole che le anime toccate dal Suo amore vadano a Lui liberamente.

Ad un certo punto Modou si apre e mi dice: “Io prima, per tre ore, ogni giorno, anche se non lo capivo, leggevo il mio Corano in arabo; adesso per tre ore al giorno e più leggo la Bibbia e non posso smettere”. E mi domandava il perché di questo cambiamento.

In primo luogo gli feci notare che, a differenza del Corano, leggendo la Bibbia capisce ciò che legge. “Anche in Europa”, gli dissi, “una volta succedeva la stessa cosa, perché la Bibbia era in latino e nessuno la capiva, allora quelli che la tradussero nelle varie lingue europee, affinché la gente potesse capire il messaggio di Dio, furono perseguitati e uccisi. Perché questo? Perché i capi religiosi vogliono tenere il popolo nell’ignoranza e nell’oppressione, perché sanno che la gente leggendo la verità di Dio viene liberata dalle loro catene: la verità di Gesù libera”. “E poi”, continuai, “perché Dio a me dovrebbe parlare in latino e a te in arabo se queste lingue non le capiamo? Tutto ciò è stupido! Dio è stupido?” - “No! No!” mi diceva timorato, “è vero, è vero!”

In secondo luogo, continuai, “la Bibbia, essendo il libro di Dio, è una parola viva, che riempie e riscalda il cuore. Tra tutti i libri del mondo, compreso il Corano, la grande differenza con la Bibbia sta proprio qua”. Mi rendevo conto che parlare così del Corano ad un musulmano era duro, ma lo feci perché mi rendevo anche conto che Modou era stato afferrato dalla verità.

Così, dal Nuovo Testamento trilingue (francese, italiano e inglese) dei Gedeoni, gli feci leggere nel testo in francese Giovanni 14:6, che appunto Gesù è la Via, la Verità e la Vita, e che particolarmente le sue parole sono vive e che la vita viene da Lui. E ancora in Atti 4:12 gli feci leggere che: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.

Leggendo la parola viva del Salvatore, vedevo Modou che agitato di gioia non stava più nella pelle, ma poi un po’ triste mi disse: “Adesso i miei connazionali vedendomi leggere sempre la Bibbia mi accusano di non essere più un musulmano, ma che sono diventato cristiano, e con disprezzo mi prendono per pazzo e mi dicono di buttare la Bibbia. Mio fratello non mi parla più, ma io non sono cambiato, sono sempre un musulmano!” Mi diceva un po’ angosciato.

Ancora tristemente mi presentò il suo migliore amico, da cui subendo diverse angherie, era divenuto il suo primo nemico. Per sensibilizzare questo ex amico gli dissi che un tempo milioni di uomini liberi venivano trasportati schiavi dall’Africa in America. “È forse anche Dio uno schiavista o vuole gli uomini liberi?” - “Liberi, liberi!” ripeteva mentre andava via. “Allora se è vero quello che dici, lascia in pace il tuo amico Modou di credere ciò che vuole. E ricorda, Gesù ama anche te!”

Così insieme a Modou leggemmo dal francese le beatitudini di Matteo 5:1-12, in particolare la bella promessa di Gesù per il premio grande in cielo che spetta a coloro che saranno oltraggiati per il Suo Nome. “Questo è buono per te! Questo è buono per te!” mi diceva, “Io vedo che la gente spesso ti disprezza quando gli vuoi parlare di Gesù!” - “Ma è buono anche per te!” gli feci notare, “ti insultano perché leggi la Bibbia, tuo fratello non ti parla più! Ecco, per tutte queste cose il premio in cielo è grande” - “Sì! É vero, è vero!” mi rispose gioiosamente, “questo basta per tutto”.

A proposito gli feci leggere pure le minacce subite da Pietro e Giovanni dai sacerdoti, loro connazionali, in Atti 4:17-19: “«...Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlar più a nessuno nel nome di costui». E avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio»”.

Dopo questa lettura, con gli occhi brillanti di gioia andò da Abdallah dicendogli: “Non sono più come te, non sono più come te! Ora sono come Nicola!” - “Come, non sei più come me?” ribadì Abdallah, molto perplesso. “Sì!” gli confermò, “non sono più un musulmano ma un cristiano, come Nicola”. - “E io sono come te!”, gli dissi. Modou, pensando mi riferissi all’islamismo, disse: “Come me, no! No!” mi diceva. Ma poi capendo che mi riferivo all’essere cristiano come lo era diventato lui, diceva: “Sì! Sì, come me, come me!” continuava a dire felice. Eravamo alla chiusura del mercato, avrei voluto abbracciarlo e baciarlo come fratello, ma mi sono trattenuto per non comprometterlo di più nei confronti dei suoi connazionali e di suo fratello.

La settimana successiva, giovedì 14 aprile, arrivato al mercato, dopo i consueti saluti, di punto in bianco, senza aver mai parlato in termini “evangelicali” (come dire, “fratelli” e “sorelle”), un senegalese indicando Modou disse: “Adesso voi siete fratelli?” - “Sì!” risposi, stringendo calorosamente la mano a Modou.

Sentire tali parole per bocca di un musulmano, riferite ad un altro, sia pure ex-musulmano, davanti ad altri musulmani, mi fece vibrare il cuore di gioia, ma nello stesso tempo pregai il Signore affinché agissi con avvedutezza. Sappiamo benissimo delle dure battaglie che devono affrontare i nuovi credenti, figuriamoci un ragazzo che proviene dall’islamismo, solo, in terra straniera, che si trova a convivere quotidianamente con tantissimi musulmani!

Infatti dispiaciuto subito mi disse che gli avevano fatto sparire la Bibbia per non fargliela più studiare. In seguito alcuni senegalesi, mossi da un’astuta curiosità, mi domandarono la percentuale di cristiani come me in Italia e nel mondo. Quando dissi che in Italia vi è un’esigua percentuale, guardarono Modou come per dirgli: “Ti sei messo con nessuno!” Ma poi, quando dissi che forse nel mondo siamo circa 700 milioni, Modou felicemente, quasi saltando di gioia, e senza vergogna prese a dire davanti ai suoi connazionali: “700 milioni e uno! 700 milioni e uno! Adesso ci sono pure io”. “Te lo giuro” mi diceva, “io non cambio più!”

Modou è una persona con una sensibilità spirituale particolare, tanto che quando ho offerto ad un passante qualche trattato che venne rifiutato con la scusa di non avere tempo, Modou sbalordito disse: “Per girare tutto il giorno per il mercato hanno tempo, per la parola di Dio, no!” A proposito, dopo avergli fatto leggere l’avvertimento di Gesù in Matteo 7:13-14 “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano”, meravigliato di questa verità, disse: “È vero! È vero! È proprio così!”

In giornata, dopo avergli procurato un’altra Bibbia che strinse al cuore con amorevole cura, mi raccontò preoccupato delle minacce subite da un’estremista musulmano (credo l’imam del gruppo), che voleva raccontare ai suoi genitori del suo “tradimento” all'Islam! “Di sicuro” mi diceva Modou “mia madre piangerà amaramente, mentre mio padre, musulmano osservante, non so cosa penserà di fare”.

Incoraggiandolo con qualche passo biblico gli dissi che: “Per queste cose”, ricordandogli anche la promessa di Gesù in Matteo 5:12, “il premio è grande nel cielo!” E poi lo rincuorai dicendogli che ora ha tanti fratelli che pregano per lui, e che il Signore è grande e proteggerà e benedirà lui e la sua famiglia.

Ringraziamo e adoriamo il Signore per Modou, ricordandolo nelle nostre preghiere affinché Egli lo possa proteggere e usare in benedizione per i suoi familiari e per tutti gli altri senegalesi.

Missionàrio Evangelista N. A. Scorsone

 

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